Falsi e truffe
April 15, 2024
Fonte: Private

Le opere d’arte possono svolgere la funzione di collateral di operazioni finanziarie, consentendo ai collezionisti di generare liquidità pur senza privarsi delle stesse. Si chiama art lending ed è un servizio offerto da alcune banche e da operatori specializzati. Il meccanismo è semplice: il collezionista riceve un prestito sulla base delle opere che possiede e che vengono date a garanzia del debito contratto. In caso di mancato assolvimento degli obblighi di restituzione, l’istituto che ha erogato il finanziamento potrà procedere con la vendita al fine di recuperare l’importo prestato. Questa premessa per introdurre il caso di Inigo Philbrick, un giovane e talentuoso mercante d’arte, condannato per aver sottratto a decine di clienti una cifra da capogiro, 86 milioni di dollari, attraverso una serie di operazioni legate all’art landing e all’art flipping.
Il caso
Gallerista e mercante, Inigo Philbrick (1987) ha già una certa reputazione e notorietà nel settore dell’arte, quando nel 2020 viene arrestato dall’FBI con l’accusa di frode telematica. Dopo essere stato incarcerato per quasi un anno e mezzo, si scoprì che era coinvolto in varie pratiche fraudolente tra cui la vendita di quote di opere d’arte con richieste che a volte superavano il 100%; l’utilizzo delle opere d’arte come garanzia per ottenere finanziamenti all’insaputa dei proprietari; e la creazione di documenti falsi in grado di gonfiare il valore delle opere d’arte. Molte furono le vittime coinvolte e truffate, tra cui il collezionista Aleksandar Pesko, il tedesco Daniel Tümpel e sua moglie Loretta Würtenberger che dal 2014 al 2019 investirono oltre 13 milioni di dollari in quote di opere d’arte di artisti come Yayoi Kusama, Christopher Wool, e Rudolf Stingel.